eambiente

Case History: eAmbiente

Nel 2015 accetto un nuovo incarico ed entro in eAmbiente, una delle più importanti società italiane di consulenza e progettazione ambientale per aziende ed enti pubblici. L’azienda ha uno staff giovane, età media 30 anni, di 25 dipendenti, tutti laureati. Opera in Italia, in alcuni Paesi d’Europa ed in Brasile, anche attraverso eEnergia ed e3City, coordinate dalla capogruppo e3Group.

Sono nove mesi di intenso lavoro, scanditi dal ritmo e dai tempi rapidi che caratterizzano il modus operandi dell’Amministratore delegato, la vulcanica Gabriella Chiellino, donna di talento e imprenditrice che conosce l’arte di promuovere e espandere il suo business, in grado di intrattenere relazioni istituzionali di alto livello, ma anche di attrarre talenti sia commerciali che tecnici.
Ma che ha troppo poco tempo per farlo.

Inizio con entusiasmo e mi dedico subito alla analisi del mercato esterno ed ai colloqui con il personale.

Appare subito evidente una pesante complessità gestionale, che assorbe tempo ed energia all’amministratore delegato e rallenta i processi. La struttura viene vissuta dai dipendenti come poco coerente e risulta talvolta non all’altezza e poco funzionale alla necessità di gestire i progetti in modo trasversale alle diverse divisioni.

Ma se questi sono i problemi, molto più significativi sono i punti di forza: le competenze del personale, la popolarità dell’AD e una struttura composta di personale dipendente, cosa che permette in tempi rapidissimi di costituire Team affiatati in base alle necessità, dove i partecipanti scambiano le loro competenze con una spontaneità sconosciuta ai freelance.

Su questa base procedo quindi con una fusione organizzativa che snellisce moltissimo la governance e aumenta l’autonomia decisionale dell’organizzazione. Il primo risultato è un minore coinvolgimento sulle questioni interne dell’AD, che aumenta il tempo da dedicare alle relazioni istituzionali ed allo sviluppo del business di almeno il 35%. Inoltre, l’ingresso dei responsabili di funzione nel processo di decision making permette una maggiore efficacia delle decisioni, vista la loro conoscenza dei dettagli operativi. Infine, si procede a una ricollocazione del personale in maggiore coerenza con le diverse attitudini. In questo modo risulta maggiormente motivato.
Un ulteriore passo è l’introduzione della figura del Responsabile Operativo, con il compito di monitorare i margini delle commesse così da valutare, con visione d’insieme, quali siano le linee di maggior profitto.

E i risultati non si fanno attendere.

In pochi mesi, grazie alla maggiore velocità ed efficacia del processo decisionale si riduce il tempo di realizzazione dei progetti: i progetti contemporanei gestiti sono passati dall’inizio al temine dell’incarico da 100 a circa 160. La forza del responsabile sviluppo business, l’individuazione di offerte standard “replicabili” e promosse dalla funzione Direct Marketing (prima non esistente) incrementa gli ordini del 56% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

L’introduzione di un unico responsabile commerciale, in grado di proporre ai clienti l’intero portafogli di servizi (invece dei tre precedenti per ogni linea di business) porta all’aumento dell’ordine medio (rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) del 40%.

Infine, le offerte standard ingegnerizzate dal responsabile tecnico e la gestione da parte di un unico responsabile operativo permettono di ottenere economie di scala tali da poter ridurre il prezzo e penetrare maggiormente il mercato anche nei casi di competizione con i liberi professionisti.

Insomma, l’investimento nella mia figura ha avuto una ricaduta positiva sia in termini economici che di processi organizzativi, nei tempi rapidissimi richiesti dall’AD. Risultati che saranno sostenibili a lungo termine. Infatti, la figura del temporary manager, a differenza di tutte le altre categorie professionali, pianifica la sua uscita fin dal primo giorno. Ecco infatti che fin dall’inizio per ogni attività da me svolta è stata pensata la persona che avrebbe dovuto farsene carico.