incremento

26/11/2014

La buona notizia è che aumenta la domanda di Temporary manager in Italia, la cattiva è che di quelli impiegati solo il 2% sono donne.

L’ho letto sul Corriere della Sera, dove si citano altri dati molto interessanti, degni di una riflessione.

Secondo la società di ricollocamento Spinlight Counseling, in Italia i contratti a tempo stipulati con i manager o con le società che “affittano” dirigenti, entro il 2015 cresceranno del 40% rispetto al 2013. E non perché il mercato si stia evolvendo, ma perché ci stiamo preparando all’Expo, come sostiene il Sindacato dei dirigenti e quadri del terziario Manageritalia! “Serviranno – sostengono – manager a tempo capaci di promuovere e gestire i flussi turistici, di progettare eventi, di sviluppare prodotti e servizi per soddisfare chi visiterà l’Expo. Quindi, customer relationship manager, web analyst, travel designer, strategic partnership manager, community manager ed event developer”.

Ma i problemi no nsi fermano qui. Se la domanda di TM appare ancora condizionata da situazioni di emergenza, come l’Expo, dall’altra parte nel nostro Belpaese gli stessi manager a tempo non hanno ben chiaro cosa significhi essere TM, dal momento che appaiono più che “precari per scelta” (come dovrebbero essere) “precari per necessità”. “Un’indagine condotta dal network Transition Management Group (Tmg) su 2.000 dirigenti temporanei – si legge nell’articolo – mette a confronto le caratteristiche degli italiani rispetto ai colleghi di Francia, Germania, Spagna, Austria e Svizzera. Il primo elemento che differenzia gli italiani dagli altri è l’età: l’82% ha più di 50 anni, contro il 58% degli altri europei. Il dato fa pensare che i dirigenti italiani impegnati a tempo lo facciano più per necessità (perdita del lavoro, pensionamento, stop di carriera) che per una scelta professionale fattibile anche in età meno matura. Una interpretazione che sembra confermata da un altro risultato: il 65,4% degli italiani sarebbe, se fosse possibile, interessato a un impiego permanente, mentre gli altri europei che puntano al posto fisso si fermano al 55%”. Un’interpretazione meno negativa diversa la offre Angelo Vergani, amministratore delegato di Contract Manager, società del network Tmg, che spiega che in Italia i temporary affrontano in genere casi più difficili e complessi. Lo dimostra il fatto che il 48% dei nostri manager a tempo ha avuto incarichi superiori a un anno, mentre in Europa non vanno oltre il 34%. “L’età è più elevata – sostiene – perché in Italia le aziende puntano sull’esperienza pensando di ottenere risultati migliori affidandosi a manager con i capelli grigi.” Mah!

Che l’Italia sia sempre l’Italia, lo dimostra anche il fatto che i nostri TM sono più individualisti e preferiscono non si appoggiarsi a società di temporary strutturate: il 65%, infatti, lavora da free lance, contro il 25% dei colleghi europei.

Infine, ciliegina sulla torta: l’Italia è la nazione che meno si fida delle donne TM: sono solo il 2,6%, contro il 15% della Svizzera, il 14% della Francia, il 10% dell’Austria, il 7% della Germania e il 5% della Spagna. Che si debba ricorrere anche qui alle quote rosa?